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GIOVANNI XXIII

(1881-1963)

 

Storia della Chiesa

Piccolo vocabolario Teologico

I Pontefici

PENSIERI

"Cari Figliuoli, sento le vostre voci. La mia è una voce ,sola, ma riassunte la voce del mondo intero: qui tutto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera, osservatela in alto, a guardare questo spettacolo. La mia persona conta niente: è un fratello che parla a voi, diventato padre per la volontà di nostro Signore... Ma tutti insieme, paternità e fraternità e grazia di Dio, tutto tutto... Continuiamo dunque a volerci bene, a volerci bene così; guardandoci così nell'incontro: cogliere quello che ci unisce, lasciar da parte, se c'è, qualche cosa che ci può tenere un po' in difficoltà... Tornando a casa, troverete i bambini, date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa. Troverete qualche lacrima da asciugare: dite una parola buona. Il Papa è con noi, .specialmente nelle ore della tristezza e dell'amarezza. E poi, tutti insieme ci animiamo: cantando, .sospirando, piangendo, ma sempre pieni di fiducia nel Cristo che ci aiuta e che ci ascolta, continuiamo a riprendere il nostro cammino”

mp3: Discorso alla luna

Queste parole semplici e umane, con cui il nuovo Patriarca Angelo Giuseppe Roncalli si presenta ai veneziani il 15 marzo 1953, condensando in breve tutta la sua biografia.

"Vi voglio parlare con la massima schiettezza di cuore e di parola... Vi hanno detto di me cose che sorpassano di gran lunga i miei meriti. Mi presento umilmente lo stesso. Come ogni altro uomo che vive quaggiù, provengo da una famiglia e da un punto ben determinato: con la grazia ed una buona salute fisica con un po' di buon senso da farmi vedere presto chiaro nelle cose; con una disposizione all'amore degli uomini che mi tiene fedele alla legge del Vangelo, rispettoso del diritto mio ed altrui, che mi impedisce di fare del male a chicchessia, anzi, che mi incoraggia a fare del bene a tutti. Vengo dall'umiltà e fui educato ad una povertà contenta e benedetta che ha poche esigenze, che protegge il fiorire delle virtù più nobili e più alte e prepara alle elevate ascensioni della vita. La Provvidenza mi trasse dal mio villaggio nativo e mi fece percorrere le vie del mondo in Oriente ed in Occidente, accostandomi a genti di religioni e di ideologie diverse, in contatto coi problemi sociali acuti e minacciosi e conservandomi la calma é l'equilibrio dell'indagine e dell'apprezzamento, sempre preoccupato, salva la fermezza ai principi del Credo cattolico e della morale, più di quello che unisce, che di quello che separa e suscita contrasti...".

 

Nel discorso d'addio ai cattolici bulgari mons. Roncalli manifesta così tutto il suo affetto e il suo dolore per il distacco:

"Secondo una tradizione irlandese, tutte le case mettono alla finestra, nella notte di Natale, una candela accesa, per indicare a Maria e a San Giuseppe, che cercano un rifugio nella notte santa, che in quella casa c'è posto per loro. Ebbene, ovunque io sia, anche in capo al mondo, se un bulgaro passerà davanti alla mia casa troverà sempre alla finestra una candela accesa. Egli potrà battere alla mia porta e gli sarà aperto; sia cattolico o ortodosso, egli potrà entrare e troverà nella mia casa la più calda e la più affettuosa ospitalità".

L'innato senso di bonario umorismo del futuro Papa può espandersi pienamente a Venezia,nella naturale cornice di una città portata ad apprezzare la battuta pronta. "Per carità, - si raccomanda il Patriarca, - non riferite le mie frasi malcaute!". Ma le sue battute passano lo stesso di bocca in bocca. Un giorno, conversando con uno degli uomini più ricchi della città gli dice: "Lei ed io abbiamo qualcosa in comune: il denaro. Lei ne ha moltissimo ed io non ne ho affatto. La differenza è che io non me ne preoccupo". Un'altra volta, ad un giornalista che gli chiede cosa avrebbe fatto se avesse potuto incominciare da capo la sua vita, risponde: "Il giornalista". Poi, con un sorriso divertito aggiunge: "E adesso vediamo un po' se lei avrà il coraggio di dirmi che, potendo rinascere, farebbe il Patriarca!". Ad un altro intervistatore troppo curioso: "Ma lei sarebbe capace di chiedermi quanti bottoni ha la mia sottana... "

La Bulgaria è un paese difficile per tutto... Continuo a seminare qualche granello tutti i giorni. A suo tempo o io o altri raccoglieranno. Fate cosi anche voi. Quando vedete che il desiderio di una cosa vi dà un po' di pena ed è troppo vivo, allora lasciatelo ed abbandonatevi senza sforzi a ciò che Dio vorrà. Siamo al mondo tutti come in viaggio. Chi arriva presto e chi arriva tardi. Spesso bisogna cambiar treno o vettura, cambiar compagni. Dispiace il distacco: ma poi il Signore lo benedice e lo rende fruttuoso. Ciò che importa è che presto o tardi arriviamo tutti alla meta.

Come è vero che il Signore fa pagare care le consolazioni che ti manda e le vuole intrecciare d'amarezza perché‚ siano motivi di nostra santificazione! La mia povera porpora è tutta ornata di crisantemi. Una consolazione, e poi una serie di distacchi e di dolori. Saper tacere, saper soffrire, saper adorare. Gesù ci darà anche nella prova le sue consolazioni. Viviamo alla giornata, con amore, con calma, con abbandono confidente.

finché‚ si vive sulla terra non c'è felicità completa; che spesso si trovano spine là dove si crede di cogliere rose, e che quindi bisogna tenersi preparati a tutto. Quando però c'è lo spirito del Signore nel cuore, si ama la preghiera, ci si sforza di essere buoni, pazienti ad ogni costo, rispettosi l'un dell'altro, pronti al compatimento vicendevole, allora si riesce a trovare il dolce anche nella puntura delle spine, la vita la si sopporta volentieri con le sue tribolazioni, e si pregusta quotidianamente la gioia che ci aspetta nei cieli.

Mi accompagna sempre il pensiero di valer poca cosa e non so perché‚ anche la buona gente di qui mi corra dietro. Ma appunto perché‚ da tempo ho abbandonato me stesso e faccio tutto nel nome e nell'amore di Gesù e non per altro, vedo che il Signore mi aiuta in tutti i sensi. Che grazia grande è questa di restare sempre al suo servizio dopo tanti e tanti anni, e di sentirmi sempre pronto a partire! Che bellezza e che gioia quando verrà la chiamata! tornare a lui e goderne per sempre la compagnia.

Quando si è cosi perduti nello Sposo celeste non viene neppure più in mente di curarci di noi stessi, dei nostri comodi, o delle nostre viste o tendenze personali. Tutto è per lui, tutto: persone, superiori, inferiori, amici, nemici, asprezze, croci, difficoltà, tutto è veduto nella luce sua e nella sua carità.

Con le Suore sia madre... Vedrà che con la umiltà e con la dolcezza ella farà miracoli

... le prove delle due recenti guerre mondiali sono state terribili e tutti le hanno subite, anche se taluni Paesi le hanno superate in una forma forse meno dolorosa ed altri stanno ancora dilaniandosi fra di loro.

Siccome capisco - ed ormai senza fatica - che il principio della santità è il mio completo abbandono alla santa volontà del Signore, anche nelle piccole cose, perciò insisto su questo punto. Io non desidero, io non voglio niente fuori dell'obbedienza alle disposizioni, istruzioni e desideri del Santo Padre e della Santa Sede. Non farò mai un passo, n‚ diretto n‚ indiretto, per provocare cambiamento, o altro, nella mia situazione, in tutto e sempre vivendo alla giornata, lasciando dire e fare, e passare innanzi a me chi vuole, senza alcuna preoccupazione del mio avvenire.

Riconoscere i propri limiti è il punto di partenza per ogni duratura conquista nell'ordine della natura e della grazia. Contare, oltre che sulle proprie possibilità, sull'aiuto insostituibile di Dio è il segreto di ogni sicuro progresso.

Oh, la semplicità del Vangelo, del libro della Imitazione di Cristo, dei Fioretti di san Francesco, delle pagine più squisite di san Gregorio... Come sempre più gusto quelle pagine, e torno ad esse con diletto interiore! Tutti i sapienti del secolo, tutti i furbi della terra, anche quelli della diplomazia vaticana, che meschina figura fanno, posti nella luce di semplicità e di grazia che emana da questo grande e fondamentale insegnamento di Gesù e dei suoi santi! Questo è l'accorgimento più sicuro che confonde la sapienza del mondo, e si accorda egualmente bene, anzi meglio, con garbo e con autentica signorilità, a ciò che vi è di più alto nell'ordine della scienza, anche della scienza umana e della vita sociale, in conformità alle esigenze di tempi, di luoghi e di circostanze. "Hoc est philosophiae culmen, simplicem esse cum prudentia". Il pensiero è di san Giovanni Crisostomo, il mio grande patrono d'Oriente. Signore Gesù, conservatemi il gusto e la pratica di questa semplicità che, tenendomi umile, mi avvicina di più al vostro spirito ed attira e salva le anime.

 

 

Non conta di fronte al giudizio del Signore... un posto, o l'altro, conta invece, essenzialmente,... la carità attuata ed effusa ovunque. Discorso alla Guardia Palatina d'Onore: Vaticano, 19/04/1959. Discorsi..Vol. I: pag. 767

 

 

La vita non vale la pena di essere vissuta se non per diffondere la carità del Signore.

 

Lettera a don F. Benzoni, cappellano degli operai italiani in Francia: Parigi, 27 /01/1945

 

 

Tutti gli uomini che sono sulla terra portano in sé la immagine di Dio; costarono a lui immensi dolori. Eppure tanti non amano Dio, non lo servono, anzi lo calpestano, e moltissimi non lo conoscono nemmeno.

Ecco il pensiero che mi deve eccitare a compassione delle anime loro e mi deve accendere nel cuore il desiderio vivo di salvare anch'esse, e, se non altro, di pregare per loro; il considerare come per esse inutile è il sangue di Cristo, anzi si converte in motivo di terribile condanna.

Se tutti gli uomini rappresentano Dio, perché non li amerò tutti, perché li disprezzerò, perché non sarò con essi rispettoso? Questo è il riflesso che mi deve rattenere dall'offendere i miei fratelli in qualunque modo; ricordarmi che tutti sono immagine di Dio (Gn 1,21), e forse l'anima loro è più bella e più cara al Signore che non la mia.

Esercizi febbraio 1900. GdA n. 184. Pag. 139

 

 

Il tempo che do all'azione deve essere proporzionato su quello che do all'"opus Dei", cioè all'orazione. Ho bisogno di dare alla mia vita un tono di preghiera più vibrante e più continuato. Dunque meditare di più e trattenermi col Signore più a lungo, leggendo, recitando preghiere vocali, anche tacendo.

Vigilanza sull'esercizio della carità con le parole. Anche colle persone di confidenza e venerabili, devo essere molto parco nel dir cose che si riferiscono alla parte più delicata del mio ministero e che toccano la buona opinione di persone, specialmente se rivestite di autorità e di dignità. Anche quando ci può essere la necessità di uno sfogo, in certe ore di solitudine e di abbandono, il silenzio e la mitezza sono temperamenti che rendono più fruttuoso il patire qualche cosa per amore di Gesù.

Roma, 27/11-2 /12/1926, GdA n. 640-641, p. 392

 

 

Di pratico, per questo anno, ho conchiuso il proposito rinnovato di esercitare con maggior perfezione quanto fu oggetto di tanti, e tante volte ripetuti, sforzi di miglioramento spirituale, circa la mia preghiera sacerdotale, il lavoro per le anime e per la santa Chiesa, giorno per giorno: la mitezza, la pazienza, la carità. E tutto questo ad ogni costo, a rischio di parere e di essere giudicato un dappoco, un dannulla. Questo senso della mia pochezza che mi accompagna sempre, e mi preserva dall'invanirmi, è una grande grazia del Signore: mi conserva in semplicità e mi dispensa dal divenir ridicolo. Non rifuggirei dal divenirlo, quando anche il ridicolo dovesse essere un contributo alla affermazione profonda che ho, e che ripeterò finché viva, che il Vangelo è immutabile, e che l'insegnamento di Gesù nel Vangelo è la mitezza e l'umiltà (Mt 11,29); naturalmente, non la debolezza e la dabbenaggine Tutto ciò che ha pretesa e tono di imposizione personale, non è che egoismo ed insuccesso. Ritiro spirituale, 11-15/06/1956, G.d.A. n. 895. pag. 536

Il Signore fu davvero fedele alle promesse fattemi nel dì della mia ordinazione... Mi fu davvero amico, Gesù, aprendomi tutte le sacre intimità del suo cuore.

 

Ho pensato di fare appello alla carità, affinché gli abbienti si sovvengano che, se soccorrere i propri fratelli resta sempre il massimo precetto del Vangelo, in questa circostanza tenere il cuore chiuso, e nascondersi per ignorare e non sentire, significa per tutti assumersi responsabilità gravi davanti a Dio e davanti agli uomini... La nostra larghezza in tale circostanza, sarà la misura della larghezza del Signore per la prosperità della nostra famiglia. Comunicazione per soccorrere gli indigenti: Venezia, 5/02/1954. Scritti e Discorsi, Vol. I, p.158

 Ogni cosa mi interessa. Ma ciò che entra nel campo e nell'esercizio della carità mi incoraggia e mi accende ad aggiungere fervore a fervore. Comunicazione per la Mutua Assistenza trai sacerdoti: Venezia, 10/07/1955. Scr. e Disc., Vol. II: 1955-1956 p.143

La mia vita deve essere tutta di amore per Gesù ed insieme tutta una effusione di bontà e di sacrificio per le singole anime, e per tutto il mondo. Dall'episodio evangelico che proclama l'amore del Papa verso Gesù, e per lui verso le anime, è rapidissimo il passaggio alla legge del sacrificio. E Gesù stesso che l'annunzia a Pietro: "Amen, amen dico tibi: cum esses junior, cingebas te et ambulabas ubi volebas. Cum autem senueris, extendes manus tuas et alius te cinget et ducet quo tu non vis " (Gv 21,18). Per grazia del Signore non sono ancora entrato nel senueris: ma coi miei ottant'anni ormai compiuti, mi trovo sulla porta. Dunque devo tenermi pronto a questo ultimo tratto della mia vita, dove mi attendono le limitazioni e i sacrifici, fino al sacrificio della vita corporale, ed all'aprirsi della vita eterna. O Gesù, eccomi pronto a stendere le mie mani, ormai tremanti e deboli, a lasciare che altri mi aiuti a vestirmi, e mi sorregga per la via. O Signore, a Pietro tu aggiungesti: "et ducet quo tu non vis" (Gv 21,18).

Mi fu di molta consolazione il sentirmi annunziare da Enrica che avreste fatto il Natale tutti insieme alla Colombera intorno al fratello Severo che è il più anziano. Lo stesso dico nei rapporti col nostro caro Alfredo. Appunto perché questi due non hanno avuto figli e possono sentirsi presi dalla solitudine, tanto più l'attenzione dei fratelli e dei nipoti deve essere rivolta intorno a loro, a loro consolazione. Prevenirli, chiedere talora il loro consiglio, mostrare certe piccole attenzioni, sono tutte cose che fanno piacere, e sono l'ornamento della pace che è il massimo dei tesori. Parigi,

6 /01/1948., LETTERE AI FAMILIARI, Vol. II: 1945-1962 D.L.7.2.,p.121

 

Certo quella poveretta avrà bisogno di essere aiutata e finché il bisogno personale di lei urge, bisognerà essere larghi. Date e vi sarà dato. Ora scriverò anche a lei per confortarla ed incoraggiarla. Voi tutti insieme studiatevi di esserle buoni e soccorrevoli ricordandovi che è figliola di una sorella di nostro padre e di un fratello di nostra mamma. Non ci può essere cuginanza più stretta.

Lettera al fratello Giovanni: Parigi, 1/03/1948. LETTERE AI FAMILIARI Vol. II: 1945 – 1962.

 

E la carità? Questo è veramente l'oro prezioso, infocato, che arricchisce chi lo possiede e lo rende grato a misura che viene donato. Omelia: Venezia, 6 gennaio 1956.Vol. II: 1955-1956p. 301

 

Dopo l'aiuto di Dio e della sua grazia, il mezzo principale per superare i pericoli della diffidenza reciproca, del materialismo teorico-pratico e dell'indifferenza religiosa è la rinnovata e vissuta stima del soprannaturale congiunta alla pratica della carità. Amore rivolto a Dio e al prossimo, toto corde, secondo le parole di san Leone: a Dio perché sia santificato il suo nome, si estenda il suo regno e la sua volontà domini soavemente...; agli uomini per essere presenti a tutte le necessità del momento, nella verità per non deludere, ma nella carità a tutta prova di vero sacrificio per edificare. 5/01/1962, Scr e Disc.Vol. IV

 

 

Amore al Crocifisso

 

" Il mio gran libro, da qui innanzi dovrò attingere con maggior cura ed affetto le divine lezioni di alta sapienza, è il Crocifisso.

Mi devo fare un abito di giudicare dei fatti e di tutta la scienza umana alla stregua dei principi di questo gran libro.

E’ troppo facile lasciarsi ingannare dalle vane apparenze e dimenticarmi della vera fonte della verità.

Guardando il Crocifisso sentirò sciogliermi tutte le difficoltà, le questioni moderne, teoriche e pratiche, nel campo degli studi. "Cristo è la soluzione di ogni difficoltà".

Se dovessi ricordare tutti i buoni pensieri e sentimenti che il Signore si è compiaciuto di farmi concepire e sentire in questi giorni, considerando la passione di Gesù, non mi basterebbe una settimana.

Quando il mio amor proprio, approfittandosi di qualche momento di distrazione, costruirà i suoi castelli in aria, mi vorrà far volare, volare, io mi faccio un legge di pensare sempre a questi tre luoghi: Il Getsemani, la casa di Caifa, il Calvario.

GdA n. 355 – 356 durante il suo ritiro prima del suddiaconato in cui farà il voto di castità.

 

Il Giovane suddiacono mette la sua vita sotto questi tre momenti di Gesù, vuole orientare la sua vita, specialmente quando si incontra in difficoltà, sa dove trovare la forza di vincere seguendo le orme dei momento più difficili di Gesù.

Il Getsemani, dove Gesù suda sangue, chiede agli Apostoli di vegliare con Lui, ma questi lo lascino solo con le sue sofferenze. Lui sente il peso ma si abbandona alla volontà del Padre.

La casa di Caifa; dove Gesù è condannato ingiustamente da false accuse, Gesù rimane in silenzio.

 

 

" Il Crocifisso mi deve essere sempre argomento di grande conforto e sollievo nelle mie miserie.

Gesù estende le sue braccia sulla croce per abbracciare i peccatori.

Quando avrò commesso qualche mancanza o mi sentirò turbato, mi immaginerò di prostrarmi ai piedi della croce, come la Maddalena, e di ricevere sul mio capo quella pioggia di sangue e di acqua che uscì dal cuore del Salvatore". GdA n. 356

 

 

" Ai malti, agli inabili, ai vecchi desideriamo comunicare quel conforto che viene dall’alto. Si ricordino che non abbiamo qui una dimora definitiva, ma siamo in cerca di quella futura; si ricordino che i dolori di questa vita mortale, validi già come espiazione, elevano e nobilitano l’animo e facilitano l’acquisto dell’eterna gloria.

Non dimentichino poi che lo stesso divin Redentore, per lavare le macchie dei nostri peccati e purificarci, si è sottoposto al patibolo della croce, soffrendo volontariamente contumelie, dolori e angosce crudeli.

Come lui, anche noi siamo chiamati dalla croce alla luce". Discorso ai malati 29 Giugno 1959:

 

 

Ritiro Spirituale a Castelgandolfo 10 – 15 Agosto, nel suo ottantesimo compleanno:

" O Gesù, eccomi innanzi a voi, languente e morente per me, vecchio come ormai io sono, avviato alla fine del mio servizio, della mia vita.

Tenetemi ben stretto e vicino al vostro cuore, in un solo palpito col mio.

Amo sentirmi legato indissolubilmente a voi con una catena d’oro, intrecciata da vaghi e gentili anelli:

Il primo: la giustizia che mi costringe a trovare sempre il mio Dio in tutto.

Il secondo: la provvidenza e la bontà che mi guiderà i miei passi.

Il terzo: la carità del prossimo, inesauribile e pazientissima.

Il quarto: il sacrificio che mi deve accompagnare, e che voglio e deve gustare in tutte le ore.

Il quinto: la gloria che Gesù mi assicura per questa e per l’eterna vita.

 

O Gesù crocifisso; Amore mio e misericordia mia ora e nei secoli dei secoli; " Padre se vuoi, allontana da me questo calice di dolore, Però non sia fatta la mia volontà, ma la tua" Lc 22,42. Giornale dell’Anima al N° 968.

 

 

Giovane Prete nel 1917 durante la prima guerra mondiale cappellano negli ospedali militari:

" Donne, madri, spose, ditelo sempre questo Fiat, seguendo le orme del Fiat del Creatore: il Fiat della Vergine Madre, il Fiat di Gesù alla vigilia della passione. Diciamolo anche noi al Signore che vogliamo anche se difficile abbracciare la sua croce, e accettiamo la corona di spine sul nostro capo: vogliamo rassomigliargli nel suo pensiero divino, nel suo corpo crocifisso". GdA n. 588b.

 

 

"Esalti pure chi vuole gli altri tuoi divini attributi, magnifichi la tua sapienza, lodi la tua potenza, io per me non cesserò mai di cantare le tue misericordie". Esercizi febb. 1900, GdA. n. 190.

"É detto bene che le nostre miserie sono il trono della divina misericordia. È detto meglio ancora che il nome e l’appellativo più bello di Dio sia questo: misericordia. Ciò deve ispirare fra le lagrime una grande fiducia". GdA. n. 751

La fede nella misericordia gli dà pace anche per il futuro e di fronte al giudizio finale: "Affido alla misericordia del Signore quello che ho fatto, male o meno bene, e guardo all’avvenire, breve o lungo che possa essere quaggiù, perché lo voglio santificato e santificatore"., GdA. n. 815

"Ogni anima che si presenta al Signore nel giudizio estremo, ha motivo di temere. Ma la misericordia del Signore sorpassa infinitamente la pochezza umana e tutto avvolge nella sua luce e nella sua pace". L.F.II, p. 266.

"La mia speranza è tutta nella misericordia di Gesù, che mi ha voluto suo sacerdote e ministro; fu indulgente". GA n. 898

 

"A ottant’anni cominciati, questo è ciò che importa: umiliarmi, confortarmi nel Signore, e stare in attesa confidente della sua misericordia, perché mi apra la porta per la vita eterna". GdA n. 938

 

Essere innamorato della misericordia divina porta ad assimilarne lo spirito. "Non debbo essere maestro di politica, di strategia, di scienza umana; ce n’è d’avanzo di maestri in queste cose. Sono maestro di misericordia e di verità"(GdA n. 778).

 

 

LE PAROLE DEL VANGELO NON VENGONO MAI MENO

Già nel Vangelo si trova, in succinto, il disegno di quella che sarebbe stata la storia della Chiesa: ed è una storia di fede. Uno dei più avvincenti episodi riguarda proprio l'apostolo Pietro. Era disceso nel lago per raggiungere il Signore che lo aveva chiamato. Ed ecco un vento impetuoso, ed il terrore pervadere Pietro che, mentre camminava sulle onde, si sentiva sommergere. Di qui la sua invocazione a Gesù, e la risposta del divino Maestro: Modicae fidei, quare dubitasti? [Uomo di poca fede perché hai dubitato?] Son qua io.

Tutta la storia della Chiesa può compendiarsi in questo episodio. Lungo le varie epoche non sono mancate le tempeste: anche oggi non pochi soffrono sotto l'infuriare degli elementi avversi: ma la Chiesa vive. Anche là dove i fedeli godono di una certa pace, possono insorgere ansie o timori: ma tocca a noi di mantenere salda la fede onde non meritare, dopo la Resurrezione, dopo la discesa dello Spirito Santo, dopo tanti esempi luminosi, l'appunto del Signore che rimprovera la scarsità della fede.

Tante cose si agitano nel mondo: ma le parole del Signore non vengono mai meno. Che cos'è che dà vita a questa sicurezza? Sono i libri santi: è il Vangelo, ivi è l'intero indirizzo della vita della Chiesa. I Papi lo ripetono, lo spiegano, lo diffondono: e qui è la base della civiltà di oggi e di domani. Qualcuno affaccia preoccupazioni per l'avvenire e pensa a catastrofi e distruzioni. Anche in questo siamo informati. La fine del mondo è descritta nei suoi particolari nello stesso Vangelo. Perciò il nostro dovere è di essere fiduciosi nella parola del Signore, di essere fedeli al suo insegnamento, di trasmettere con serenità alle generazioni future, a molte e molte generazioni, questi medesimi fondamenti di vita e di speranza.

Ogni qualvolta abbiamo bisogno di lume e di conforto riportiamoci ai quattro evangelisti; pensiamo agli apostoli, ai martiri, ai pontefici: alla fiamma di vitalità della Chiesa e, con il Papa, benediciamo il Signore.

Discorso, 19 febbraio 1959

 

L'UNICA VOCE CHE ILLUMINA: IL VANGELO

Meditiamo il Vangelo, diletti figli, a nostra più perfetta preparazione. In mezzo alla confusione di tante parole umane, il Vangelo è l'unica voce che illumina, attira, conforta, disseta; e la vostra esperienza vi insegna, con quanta attenzione le anime seguano il sacerdote che parla del Vangelo, lo spiega, e ne trae ispirazione continua alle sue parole e alla sua vita.

Discorso, 13 febbraio 1961

 

NON SI SONO COMPRESE TUTTE LE ESIGENZE DEL VANGELO

Abbiamo la netta e chiara convinzione che nella vita ciò che vale è sempre nel senso del Vangelo.

I1 Vangelo è l'unica voce che illumina, attira, conforta, disseta.

Meditiamo il Vangelo, a nostra più perfetta preparazione.

La parola del Vangelo non muta: ma essa risuona da un capo all'altro del mondo, e trova la via dei cuori.

Non si sono comprese tutte le esigenze del Vangelo.

Quegli è semplice che non si vergogna di confessare il Vangelo anche in faccia agli uomini che non lo stimano se non come una debolezza e una fanciullaggine; e di confessarlo in tutte le sue parti, e in tutte le occasioni, e alla presenza di tutti; non si lascia ingannare o pregiudicare dal prossimo, né perde il sereno dell'animo suo per qualunque contegno che gli altri tengano con lui.

Studio e meditazione delle verità eterne, che Dio ha voluto comunicare all'uomo nobilitandone l'intelligenza, ed aprendone allo sguardo l'orizzonte infinito del suo disegno di salvezza e di amore.

Perseverate nella fede in Gesù. Nulla fate mai in contrasto col suo Vangelo, che addolori i fratelli, o turbi le coscienze o soffochi le giuste aspirazioni

Ogni partecipante all'udienza, cerchi a casa se vi è la Sacra Bibbia. Nel caso affermativo: aprire con frequenza quelle pagine elette e nutrirsene lo spirito; in caso negativo: provvedere, senza indugio, a dare posto d'onore, nella propria casa, al Libro per eccellenza.

Al di sopra di tutte le opinioni e i partiti che agitano e travagliano la società e l'umanità intera è il Vangelo che si leva. O nel mondo trionferà il Vangelo o torneremo al sangue.

La santa liturgia e la Sacra Scrittura mi forniscono pascolo luculentissimo all'anima. Così semplifico sempre più, e mi trovo meglio.

Al di là di tutte le vittorie ed i trionfi della scienza umana brilla il Vangelo di Cristo che contiene gli elementi della civiltà.

Verità, giustizia, carità e libertà, nel culto di Dio e nel rispetto dell'uomo: ecco i valori che il Vangelo ha proclamato nel mondo, e che fioriscono in pienezza di opere là dove il Vangelo è tenuto in onore.

 

 

LA VERITA’

La verità. Tutti sanno quante insidie si addensano e si architettano per sopprimerla o sminuirla. Da quando eravamo bambini sappiamo l'orrore che ogni cristiano deve avere delle bugie. Orbene, oggi, si direbbe che il mondo goda di una generale menzogna in atto; voluta e organizzata. Difficilmente capita di leggere o di ascoltare un'espressione integra, completa, assoluta, di verità. Tante volte si cerca di coprire con rivestimenti del vero ciò che in realtà è il contrario.

Invece noi dobbiamo, di fronte ai gravi problemi della vita della morte e dell'al di là della morte, rendere onore, sempre, alla verità. Il Signore è la verità. Ego sum Magister vester, io sono il vostro Maestro (1).

La verità è la cosa più preziosa. Nel concetto cristiano e religioso noi diciamo: la verità è la grazia. La verità è la prima, giacché dove è il Cristo, ivi è la verità. Se, perciò, vogliamo che la vita nostra e del prossimo sia degna del suo supremo fine dobbiamo sempre e dovunque portare inflessibile e limpido l'esercizio della verità (2).

Di tutti i mali che, per così dire, avvelenano gli individui, i popoli, le nazioni e così spesso turbano l'animo di molti, causa e radice è l'ignoranza della verità. E non l'ignoranza soltanto, ma talvolta anche il disprezzo ed uno sconsiderato disconoscimento del vero. Di qui errori d'ogni genere, che penetrano negli animi e si infiltrano nelle strutture sociali, tutto sconvolgendo con grave rovina dei singoli e dell'umana convivenza. Eppure Iddio ci ha dato una ragione capace di conoscere le verità naturali. Seguendo la ragione seguiamo Dio stesso, che ne è l'autore ed è insieme legislatore e guida della nostra vita; se invece o per insipienza o per infingardaggine o, peggio, per cattivo animo, deviamo dal retto uso della ragione, con ciò stesso ci allontaniamo dal sommo bene e dalla legge morale. Possiamo, certamente, attingere con la ragione le verità naturali, come si è detto; questa conoscenza però - soprattutto per quanto concerne la religione e la morale - non tutti possono facilmente conseguirla, e se la conseguono, ciò spesso avviene non senza mescolanza di errori.

Le verità poi che trascendono la capacità naturale della ragione non possiamo in alcun modo raggiungerle senza l'aiuto di una luce soprannaturale. Per questo il Verbo di Dio, che "abita una luce inaccessibile", per amore e compassione del genere umano, "si è fatto carne ed abitò fra noi", per illuminare "ogni uomo che viene al mondo" e condurre tutti non solo alla pienezza della verità, ma ancora alla virtù ed all'eterna beatitudine. Tutti perciò sono tenuti ad abbracciare la dottrina del Vangelo. Se la si rigetta, vengono messi in pericolo i fondamenti stessi della verità, dell'onestà e della civiltà.

Come è evidente, si tratta di una questione gravissima, inseparabilmente connessa con la nostra eterna salvezza. Coloro i quali, come dice l'Apostolo delle genti, " stanno sempre ad imparare senza mai giungere alla conoscenza della verità ", e negano all'umana ragione la possibilità di arrivare a qualsivoglia verità certa e sicura e ripudiano anche le verità da Dio rivelate, necessarie per l'eterna salvezza: questi infelici sono ben lontani dall'insegnamento di Gesù Cristo e dal pensiero dello stesso Apostolo delle genti, il quale esorta ad "arrivare tutti insieme all'unità della fede ed alla piena conoscenza del Figlio di Dio ... Allora non saremo più fanciulli sbalzati e portati qua e là da ogni vento di dottrina, tra i raggiri degli uomini e la loro scaltrezza a inoculare l'errore. Ma, operando conforme a verità, noi andremo in ogni modo crescendo nella carità in Colui, che è il capo, Cristo. É in virtù Sua che il corpo tutto intero, grazie ai vari legami che gli danno coesione e unità, cresce mediante l'attività propria di ciascuno dei suoi organi e si costruisce nella carità "(3).

(l) Discorso, 9 settembre 1962.

(2) Discorso, 6 dicembre 1959.

(3) Encid. "Ad Petri Cathedram", 29 giugno 1959.

 

 

PENSARE, ONORARE, DIRE E FARE LA VERITA

Le parole di Cristo mettono ogni uomo di fronte alla propria responsabilità, di accettare cioè o di respingere la verità; invitando ciascuno con forza suadente a stare nel vero, a nutrire i propri pensieri di verità, ad agire secondo la verità.

 

Onorare la verità. È invito ad essere di esempio luminoso in tutti i settori della vita individuale, familiare, professionale e sociale. La verità ci rende liberi (Gv. 8,32); essa nobilita chi la professa apertamente e senza rispetti umani. Perché adunque aver timore di onorarla e di farla rispettare? Perché scendere ad accomodamenti con la propria coscienza, accettando compromessi stridenti con la vita e la pratica cristiana, quando invece solo chi ha la verità dovrebbe essere convinto di avere con sé la luce, che dissipa ogni tenebra, e la forza trascinatrice che può trasformare il mondo? Non è colpevole soltanto chi deliberatamente sfigura la verità, ma lo è altrettanto chi per timore di non apparire completo e moderno, la tradisce con l'ambiguità del suo atteggiamento. Onorare dunque la verità con la fermezza, il coraggio, la consapevolezza di chi possiede forti convincimenti.

 

Dire poi la verità. Non è"l'ammonizione materna al bambino di guardarsi dalle bugie: la prima scuola della verità, che da abitudine, da costume appreso ab inferiorilius annis diventa una seconda natura, e prepara il galantuomo, il cristiano perfetto dalla parola pronta e aperta e, quando fosse necessario, con coraggio di martire e di confessore? E questa la testimonianza che il Dio della verità richiede a ciascuno dei suoi figli.

 

E infine fare la verità. Essa è luce, nella quale deve immergersi tutta la persona, e che dà il tono alle singole azioni della vita. Essa è la carità che impegna all'esercizio dell'apostolato della verità per diffonderne la conoscenza, per difenderne i diritti, per formare le anime - specialmente quelle aperte e generose della gioventù - a lasciarsene impregnare fin nelle intime fibre dell'animo.

Radiomessaggio natalizio, 1960

 

 

DIRÒ SEMPRE LA VERITA MA CON MITEZZA

Mi pare di essere distaccato da tutto, da ogni pensiero di avanzamento o di altro. Io non merito nulla, e non soffro d'impazienza alcuna. I1 constatare però la distanza tra il mio modo di vedere le situazioni sul posto, e certe forme di apprezzamento delle stesse cose a Roma, mi fa tanto male: è la mia sola croce. Voglio portarla con umiltà, con grande disposizione a compiacere i miei superiori maggiori, perché questo e niente altro che questo io desidero. Dirò sempre la verità, ma con mitezza, tacendo su quanto mi paresse torto o offesa ricevuta, pronto a sacrificare me stesso o ad essere sacrificato. I1 Signore tutto vede e mi farà giustizia. Soprattutto voglio continuare a rispondere sempre bene per male, ed a sforzarmi di preferire, in tutto, il Vangelo agli artifici della politica umana.

GdA n. 730

 

 

CONVIVERE PIÙ CHE COESISTERE

La base della pace internazionale è anzitutto la verità. Giacché anche nelle relazioni in tern azionali vale il detto cristiano: "La verità sarà la vostra liberatrice: Veritas liberabit vos (Gv 8,32). Bisogna dunque superare certe concezioni erronee: mito della forza, del nazionalismo, o altro, che hanno intossicato la vita associata dei popoli, ed impostare la pacifica convivenza sui princìpi morali, secondo 1?insegnamento della retta ragione e della dottrina cristiana.

Accanto, ed illuminata dalla verità, deve procedere la giustizia. Questa toglie le ragioni di rissa e di guerra, risolve le contese, fissa i compiti, precisa i doveri, risponde ai diritti di ciascuna parte.

La giustizia a sua volta deve essere integrata e sostenuta dalla carità cristiana. Cioè l'amore del prossimo, e verso la propria nazione, non deve ripiegarsi su se stesso, in una forma di egoismo chiuso e sospettoso del bene altrui, ma allargarsi ed espandersi per abbracciare, con moto spontaneo verso la solidarietà, tutti i popoli e con essi intrecciare relazioni vitali. Si potrà così parlare di convivenza, e non di semplice coesistenza, la quale, appunto perché priva di questo afflato di solidarietà, solleva barriere dietro le quali si annidano il sospetto reciproco, il timore ed il terrore.

Radiomessaggio natalizio, 1959

 

 

LA VERITA ELEMENTO DI UNIONE

Dal conseguimento della verità, piena, integra, deve necessariamente scaturire l'unione delle menti, degli animi e delle azioni. Infatti, ogni contrasto e disaccordo trova la sua prima causa nel fatto che la verità o non è conosciuta o, peggio ancora, quantunque conosciuta, viene impugnata per i vantaggi che spesso si spera ricavare da false opinioni, ovvero per quella biasimevole cecità che spinge gli uomini a giustificare i loro vizi e le cattive azioni.

É dunque necessario che tutti, sia i privati cittadini, sia coloro che hanno in mano le sorti dei popoli, amino sinceramente la verità se vogliono godere quella concordia e quella pace, dalle quali soltanto può derivare la vera prosperità pubblica e privata.

Enciclica "Ad Petri Cathedram"

 

PERCHÉ SI DICE LA VERITA

Per le anime create da Dio e riservate ai destini eterni è naturale la ricerca e la scoperta della verità, che è l'oggetto primo delle attività interiori dello spirito umano.

Perché si dice la verità? Perché è comunicazione di Dio, e tra l'uomo e la verità non vi è semplicemente rapporto accidentale, ma necessario ed essenziale...

Gesù offrì alla imitazione degli uomini trent'anni di silenzio perché imparassero a contemplare in lui la verità; e tre anni di incessante e suadente magistero, perché ne attingessero esempio e direzione di vita.

Radiomessaggio natalizio, 1960

 

 

TESTIMONIARE LA VERITA

Ogni cristiano deve essere convinto del suo fondamentale e Primordiale dovere di essere testimone della verità in cui crede e della grazia che lo ha trasformato.

Se c'è qualcosa che viene maltrattata sulla terra è proprio la verità.

Con la potenza propria della verità, andate tutti, ovunque ci siano intelligenze da illuminare, volontà da irrobustire, energie da incanalare al bene; ovunque ci siano lacrime da tergere, incertezze da superare, solitudini da animare.

Enciclica " Princeps pastorum "

 

 

 

PROFESSAVA IL VERO CON L'AMORE

Ognuno di noi ha sentito l'attrattiva di quest'uomo, e ha capito che la simpatia che lo ha circondato non era un inganno, non era un entusiasmo di moda, non era un futile motivo; era un segreto che ci si svelava un mistero che ci assorbiva. Un altro semplicissimo binomio forse irradiava ai nostri occhi meravigliati e consolati la sua magica potenza la combinazione cioè della verità con la carità. Ci ha dato la lezione elementare, ma così rara e così difficile da esprimere nella realtà, dell'antica parola di san Paolo: professare il vero con l'amore.

Da "Papa Giovanni nella mente e nel cuore del suo successore" Milano, 1961

 

 

 

LA RELIGIONE DI COSTUME, DI OPPORTUNITA, DI COMODO

I1 terreno della crociata per la Chiesa... è il mondo degli uomini che ignorano la verità di Cristo o perché ne hanno perduto la memoria o perché non ne sono mai venuti a conoscenza. in una famiglia infinita e che aspetta il lavoro dell'evangelizzazione e non quello dell'amministrazione.

Per troppi secoli le preoccupazioni di ordine pratico hanno distolto la Chiesa da quest'opera di richiamo e di convocazione e oggi chi teme un mutamento, una svolta pericolosa, obbedisce a una concezione che non ha nulla di spirituale. Crede a una religione di costume, di opportunità e di comodo. Tutte cose che passano, tutte cose che sono fatte di polvere, mentre invece la voce di Giovanni XXIII ci riporta a cose che sono al di fuori del nostro metro economico e hanno il sigillo della verità e dell'eterno.

C. BO, Siamo ancora cristiani?, Vallecchi

 

COMPRENDERETE TUTTE LE ESIGENZE DEL VANGELO

In una Chiesa che sembrava agitata dalle due correnti dei progressisti - e dei tradizionalisti, egli ha sorpreso gli uni e gli altri, richiamandoli al di sopra dei loro schemi, in un punto dove gli schemi non ci sono più. I1 suo sgomento, che di tanto in tanto traspariva, non era dovuto alle tradizioni minacciate dalla età moderna, era dovuto alla certezza che la cristianità non aveva ancora compreso tutte le esigenze del Vangelo.

"In un colloquio intimo, il 3 maggio scorso - ha narrato mons. Guerry, arcivescovo di Cambrai - il Papa mi confidava la sua sofferenza nel pensare che nel mondo tanti uomini di buona volontà pensavano che la Chiesa li rifiutasse e li condannasse. Allora, mostrandomi il crocifisso che era sul suo tavolo, diceva animandosi: "Ma io faccio il Cristo, apro loro fino in fondo le mie braccia. Io li amo e sono il loro Padre. Sono sempre pronto ad accoglierli". Poi, voltandosi verso di me: "Monsignore, non si sono comprese tutte le esigenze del Vangelo".

Aprire le braccia fino in fondo, a tutti gli uomini, ecco un'esigenza del Vangelo che mille tradizioni recenti ci impediscono di ben capire. Egli ha aperto le braccia oltre i limiti fissati dalla nostra prudenza carnale.

E. BALDUCCI, Papa Giovanni, Vallecchi

Il mistero della rivelazione del Padre celeste infinitamente buono e misericordioso che, pur sempre giusto e trascendente nella sua maestà, nel grande avvenimento della redenzione, prende la iniziativa dell'amore.

Qualche volta la stanchezza, la stessa monotonia delle azioni consuete ci dà l'impressione di un declinare del nostro fervore spirituale. Ma finché‚ la nostra volontà è decisa, l'amore di Gesù è nel nostro cuore, il desiderio di fare e di interpretare in tutto la volontà divina piuttosto che la nostra, non dobbiamo temere di nulla, anche nella tempesta. Il nostro sole risplende sempre anche al di là delle nubi.

L'amore del Signore abbellisce tutto infonde il vero senso della vita.

... esso offre motivo di grande interesse, soprattutto per la città di Roma, augusta e santa dalle sue origini cristiane, e dischiusa a nuove esigenze spirituali per il fatto della attuale dilatazione urbanistica, che giustifica ora, e rende non soltanto legittimo, ma necessario, ciò che nel passato poteva sembrare superfluo.

Purtroppo il diavolo è da temersi innanzitutto, vi sono degli uomini che per ignoranza o malafede o interesse sono a servizio suo, nemici di Cristo e della santa Chiesa. La vostra battaglia è ingaggiata contro le insidie di queste creature malefiche aggirantesi per le vie del mondo a rovina degli incanti, dei semplici, dei piccoli

Più vado avanti e più conosco l'amor di Gesù comparato con l'ingratitudine degli uomini e specialmente mia.

Il mio cuore, la mia mente devono essere penetrati del pensiero dell'amore di Gesù Bambino.

PROFESSAVA IL VERO CON L'AMORE

Ognuno di noi ha sentito l'attrattiva di quest'uomo, e ha capito che la simpatia che lo ha circondato non era un inganno, non era un entusiasmo di moda, non era un futile motivo; era un segreto che ci si svelava un mistero che ci assorbiva. Un altro semplicissimo binomio forse irradiava ai nostri occhi meravigliati e consolati la sua magica potenza la combinazione cioè della verità con la carità. Ci ha dato la lezione elementare, ma così rara e così difficile da esprimere nella realtà, dell'antica parola di san Paolo: professare il vero con l'amore.

Da "Papa Giovanni nella mente e nel cuore del suo successore" Milano, 1961

Pio X non andò verosil popolo come i grandi che si inchinano innanzi ad esso per dovere e per necessità; ma come chi venendo dal popolo lo sa guardare con il cuore, che è la miglior maniera di comprenderlo e di evitare la tentazione di adularlo per poterlo ingannare.

Se si vuole promuovere la vera pace, ed avviarsi a relativa prosperità e a duratura armonia, occorre che i diritti di Dio siano da tutti rispettati. Violandoli, l'uomo si degrada e perde la sua dignità.

Così il SIgnore che ha diretto tutti i passi della mia umile vita, qui mi ha condotto per questi miei ultimi anni, prima di accogliermi, come spero, nella beata eternità.

... anche in mezzo alle tante manifestazioni di onore, anche in quella specie di incantesimo, congiunto al sorgere dell'altissima carica, si resta, sì, come trasecolati e stupiti, ma poi si sente ben vicino il Signore.

... una nota di sincerità, di rettitudine, evitando ciò che è bugia ed infingimento.

Qualunque iniziativa che può contenere minaccia di più accentuate divisioni... è meglio lasciarla in disparte, almeno per ora: e ciò in vista del bene e della pace generale, e vuol essere ripetuto in riferimento al campo libero ed ampio che deve essere riservato al Concilio.

DIRE LA VERITA ELEVA L'UOMO

Gloria suprema della parola è il poter rivelare la verità. Dire la verità eleva l'uomo. Chi non ammira la persona degna di fede? Non 1'"enfant terrible", non colui che dice tutto quello che gli salta in testa, ma colui della cui parola ci si può fidare. Ecco cosa significa "dire la verità": essere degni di fede, non danneggiare la fiducia reciproca. Si accompagna a un atteggiamento interiore: pensare la verità. Senza pregiudizi emotivi, senza illusioni egoistiche o stolto fanatismo, o ripetizione scriteriata di ciò che dicono gruppi snobistici, senza cieco spirito di conservazione, dare alla realtà la sua possibilità nel nostro pensiero. Essere integri. Ecco un impegno illimitato. Una fede in Cristo, in fondo sincera, può venire anche troppo spesso deturpata da uno dei difetti segnalati sopra.

Da " Il nuovo catechismo olandese ", LDC

 

 

FINALMENTE RITROVARE CRISTO

Io sogno una Chiesa ringiovanita da profeti e da preti. Io sogno, dopo il buon Papa Giovanni, il Precursore, e Paolo VI, il Tormentato, un Papa che sia poeta e che ci parli in parabole.

Io sogno parabole – chiare - oscure, forse - che siano il fascio di un proiettore per i popoli in cammino.

Io sogno un ritorno al Vangelo che sia un ritorno all'aurora del Vangelo.

Io sogno un nuovo anno galileo in cui la folla si commuova alla voce di Giovanni e alle parabole del Regno.

Io sogno di vedere il Vangelo - che, più invecchio tanto mi ringiovanisce - gridato e ricevuto come una benedizione. Sogno che, per tutti i miei fratelli esso sia una felice novella, un fuoco meraviglioso di " Beatitudini ".

Io sogno una Primavera nuova del mondo.

Io sogno che dopo avere tanto ascoltato di Marx e di Nietzsche, di Freud e di Bultmann, di Bonhoeffer e di Foucauld... e di tanti altri, possiamo ritrovare semplicemente, tutti insieme, Gesù Cristo.

J. ROBERT, in " Intorrnations catholiques internationales ", 1969

 

 

UN LIBRO CHE DOBBIAMO TRADURRE NELL'ANIMA

I1 Vangelo è il libro della vita del Signore. è fatto per diventare il libro della nostra vita. Non è fatto per essere compreso, ma per accostarcisi come alle soglie del mistero. Non è fatto per essere letto, ma per essere accolto dentro di noi.

Ciascuna delle sue parole è spirito e vita. Agili e libere esse non attendono altro che il desiderio profondo della nostra anima per fondersi con lei. Vive, sono come il lievito iniziale che attaccherà la nostra pasta e la farà fermentare in uno stile di vita nuovo

Le. parole dei libri umani noi le comprendiamo e le valutiamo. Le parole del Vangelo sono subite e sopportate. Noi assimiliamo le parole dei libri. Le parole del Vangelo ci plasmano, ci trasformano, ci assimilano e sé. Le parole del Vangelo son miracolose. Se non ci trasformano è perché noi non chiediamo loro di trasformarci. Ma in ogni frase di Gesù e in ciascuno dei suoi esempi permane la virtù folgorante che guariva, purificava, risuscitava. A condizione di stare di fronte a lui come il paralitico o il centurione: agire immediatamente con assoluta obbedienza.

Nel Vangelo di Gesù ci sono brani quasi totalmente misteriosi. Non sappiamo come tradurli nella nostra vita Ma ce ne sono altri impietosamente limpidi. Esiste una fedeltà candida a ei6 che comprendiamo, che ci condurrà a comprendere quanto resta misterioso.

Se siamo chiamati a semplificare ciò che sembra complicato, non siamo in compenso mai chiamati a complicare ciò che è semplice. Quando Gesù dice: "Non richiedere ciò che hai prestato", oppure, "Sì, sì; no, no: tutto il resto viene dal Maligno", non ci è domandato che di obbedire... e non sono i ragionamenti che ci aiuteranno a farlo.

Ci aiuterà il portare, il "conservare" in noi, nel caldo della nostra fede e delle nostra speranza, la parola cui vogliamo obbedire. Si stabilirà tra questa e la nostra volontà come un patto vitale.

Quando teniamo il Vangelo tra le mani, dovremmo pensare che lì abita il Verbo che vuol farsi carne in noi, impadronirsi di noi, perché con il suo cuore innestato sul nostro, con il suo spirito comunicante col nostro spirito noi diamo un inizio nuovo alla sua vita in un altro luogo, in un altro tempo in un'altra società umana.

Approfondire il Vangelo così, significa rinunciare alla nostra vita per ricevere un destino che ha per unica forma il Cristo.

MADELEINE DELBREL, Che gioia credere!, Gribaudi

 

L

A VERITA HA UN CUORE TRANQUILLO

Il modo migliore di raggiungere la verità, è di andare fino in fondo al vero, qualunque sia il rischio che si corre... Quando incontri una verità di passaggio, guardala bene, in modo da poterla riconoscere, ma non aspettare che ti faccia l'occhiolino; le verità del Vangelo non fanno mai l'occhiolino... Essi vogliono solo delle verità rassicuranti. Ma la verità non rassicura nessuno: essa impegna... La verità prima libera, dopo consola. La parola di Dio; è un ferro rovente! Io capisco semplicemente quando il Signore trae da me, per caso, una parola utile alle anime: lo sento dal male che mi fa... Mio Dio, queste verità tanto semplici andrebbero espresse nel linguaggio dell'infanzia... Che cosa volete: la verità non vuol essere né detta né dipinta: vuole essere amata.

G. BERNANOS

 

Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che il disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna.

G. GALILEI

 

É vero solo questo che è Assoluto. Eccetto Dio, tutto m'è uguale. Nulla è necessario, nulla, nulla, eccetto Dio.

L. BLOY

"Ognuno di noi ha sentito l'attrattiva di quest'uomo, e ha capito che la simpatia che lo ha circondato non era un inganno, non era un entusiasmo di moda, non era un futile motivo; era un segreto che ci si svelava, un mistero che ci assorbiva. Un altro semplicissimo binomio forse irradiava ai nostri occhi meravigliati e consolati la sua magica potenza, la combinazione cioè della verità con la carità. Ci ha dato la lezione elementare, ma così rara e così difficile ad esprimersi nella realtà, dell'antica parola di san Paolo: "Professare il vero con l'amore, veritatem facientes in caritate' (Eph. 4,15); ci ha fatto vedere che la verità, quella religiosa per prima, così delicata, così difficile, anche nelle sue inesorabili esigenze di linguaggio, di concetto e di credenza, non è fatta per sé, per dividere gli uomini e per accendere fra loro polemiche, ma per attrarli ad unità di pensiero, per servirli con premura pastorale, per infondere negli animi la gioia della conquista della fratellanza e della vita divina" (Discorso nel Duomo di Milano, 7 giugno 1963).

Infine il testo più illuminante reso attuale adesso dall'avvenuta beatificazione del pontefice bergamasco: "Difficile arte quella della profezia; ma in questo momento essa sembra rendersi più facile e quasi obbligante nell'evidenza di alcune premesse, poste dal papa di cui piangiamo la morte. Giovanni ha segnato alcune traiettorie al nostro cammino, che sarà sapienza, non solo ricordare, ma seguire" (Ibidem).

 

Discorso nel duomo di Milano 7 giugno 1963

Dal volume Papa Giovanni XXIII nella mente e nel cuore del suo Successore (Tip. Germani, Milano 1964).

Pensiamo alla giornata di oggi e fidiamoci del Signore quanto al domani. La Provvidenza c'è, e ci manderà ora per ora il suo aiuto

... per chi fu lavato al fonte battesimale, non c'è più alcuna distinzione fra professione di fede ed esercizio di apostolato.

Porta l'attenzione "... alla situazione dell'Africa, che si va aprendo alle conquiste della tecina moderna, ma soprattutto può lasciarsi inclinare dalle allettanti prospettive di una accelerata modernizzazione,p eggio, dalle promesse di un effimero paradiso terrestre".

 

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